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Frasi scorrevoli

Il nuovo stupendo film di Eduardo Verastegui

La vera povertà dell’uomo consiste nella perdita della capacità di meravigliarsi e di sondare in profondità la vita, fino a trovarne il senso trascendente e le ricchezze di umanità, quale che sia la condizione, mentale, fisica, sociale della persona.

In cima, una minuscola piattaforma agganciata a un palo. Giù, quindici metri più in basso, un barile pieno d'acqua, pomposamente chiamato «piscina». Sotto il tendone di un circo, l'ardito di turno si lancia a capofitto, centra la «piscina» e ne esce incolume tra le ovazioni di un pubblico eccitatissimo, che sfoga così la sospensione del respiro.
Dov'è la novità? Che cosa c'è di speciale in un numero da circo come tanti? Ecco: il protagonista è un tronco d'uomo, senza braccia e senza gambe. È Will, un uomo che nella vita reale ha imparato a utilizzare i suoi «piedi» per scrivere, usare il computer, radersi, versarsi un bicchiere d'acqua, laureato in economia, gira il mondo come conferenziere «motivazionale», testimone vivente di come non esistano vite senza valore, indegne di essere vissute.

In un Luna park (metafora della vita) Will é esposto – letteralmente - al dileggio e alla perfidia degli spettatori, solo per il loro divertimento: è «l'Uomo – se così si può dire – senza arti, cui anche Dio ha voltato le spalle». Ma proprio nel luogo dei suoi tormenti, in cui la dignità della persona è annichilita, dove ogni giorno si convince di essere un non-uomo, un progetto non riuscito, gli accade l'incontro della vita: il direttore di un circo.
Il direttore lo accoglie nel circo, come aveva fatto con altri reietti della società. Ma senza pietismi, senza nessuna indulgenza per il suo risentimento. Con modi scabri e persino bruschi, infatti, cerca di abbattere non le barriere architettoniche - ossessione che fa da falso lavacro alla cattiva coscienza del nostro tempo, ma quelle psicologiche e naturali che separano Will non tanto dal mondo, ma da sé stesso e dalle sue capacità. Gli fa intravedere la bellezza del creato e della vita: il senso. In ogni vita, anche nella sua, che lui crede fallita in partenza. Anzi, il suo stato ha addirittura un vantaggio: «più dura è la lotta, più grandioso il trionfo!».
E così Will, in circostanze drammatiche, scopre che può persino nuotare, e invece di chiedere di continuare a fare il monstrum – «nel nostro circo queste cose non le facciamo» – impara quel numero, che tra l'esaltazione e l'allegria del pubblico gli restituisce il sorriso, la gioia di vivere. Che trasmette ad un piccolo storpio, convincendolo che nulla è davvero impossibile a chi colga la meraviglia della vita, «tutto ciò che serve all'uomo».
A nessuno la Vita ha mai davvero «voltato le spalle», perché a nessuno può essere tolta la sua umanità. La speranza non è vana. Il bruco è diventato la farfalla cui allude il nome del circo.
Un’opera del riscatto dalla "vera" povertà in un mondo di rovine materiali: la perdita della capacità di meravigliarsi e di sperare nelle insondabili energie dell’essere umano. Fino a trovare – l'allusione è in filigrana – Dio, la cui assenza è l'unica miseria che può davvero affliggere e sconfiggere l'uomo. Anche l’uomo "senza arti" e mostruoso agli occhi di tutti è in realtà un tesoro insondabile di vita e di stupore.

Il circo della farfalla - di Eduardo Verastegui
Regia: Joshua Weigel e scritto insieme a Rebekah Weigel 
Cast: Nick Vujicic, Eduardo Verastegui  
Anno: 2009
Genere: Cortometraggio


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