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Frasi scorrevoli

(Parigi, 7 gennaio 1899 – Parigi, 30 gennaio 1963)

La Suite Francese da Claude Gervaise 
 
Un grande compositore assolutamente sconosciuto, vissuto nel XVI secolo in Francia, ha dato alle danze rinascimentali, ed in particolare alla danza denominata Branle, un rilievo importante. Il suo nome è: Claude Gervaise (1510 - post 1558). Di questo compositore si sa poco; fortunatamente, grazie agli editori musicali dell’epoca che hanno pubblicato moltissime raccolte di antiche danze a tre, quattro e cinque parti (cioè strumenti), possiamo conoscere la sua produzione compositiva. Sua è la Suite de Dances pubblicata nel 1557, una rara raccolta in stile marcatamente rinascimentale.

Il grande compositore del ‘900, Francis Poulenc, ha permesso a noi di fruire di quella Suite di danze, con le delicate melodie e la particolare ricercatezza spirituale dei passaggi armonici, attraverso una fedele riduzione-trascrizione pianistica, denominata semplicemente Suite Francese da Claude Gervaise. La presentiamo qui di seguito nella esecuzione e nel commento della concertista Irene Castellini.

La Suite si presenta come una successione di 7 danze, solitamente alternate in una danza più veloce e una più lenta. Il primo pezzo è appunto una Branle, una danza piuttosto svelta, gioiosa, in due quarti, che dà chiaramente il senso di un introduzione maestosa: un discorso importante è stato iniziato.

(ascolta)

Tuttavia, in questa maestosa allegria non manca certo l’aspetto spirituale: esso appare quasi subito, dalla battuta 8 alla battuta 11, in un piccolo corale che rimane purtroppo sospeso e finito in modo pomposo (si sentono chiaramente le trombe e i flauti) alle battute 18 e 19. In realtà la danza è finita, ma come la prassi rinascimentale voleva, viene ripresa da Gervaise che, contravvenendo alle armonie dell’epoca, tramite un brusco passaggio armonico, introduce la terza e quarta battuta in modo nuovo, e di nuovo ritorna sulla sua strada. La terza ripresa è uguale alla prima. L’aspetto spirituale di cui ho accennato prima, non sta soltanto in quelle quattro battute di corale, bensì esso si presenta sotto altri due aspetti: le successioni armoniche, cioè l’andamento delle voci e la scelta degli intervalli e la reiterazione.
Il pensiero rinascimentale aveva introdotto la giusta idea che per rinascere e poter proseguire il cammino, l’uomo deve entrare in se stesso e trovare il suo punto di contatto con il Superiore. "Redi in te ipsum! In interiore homine stat Veritas!". Certo, la miglior forma di mettere l’uomo in contatto con se stesso è la reiterazione, la ripetizione costante di un concetto, che permette all’uomo di abbandonare pensieri estranei e di concentrarsi su un unico grande quesito.
Per quanto riguarda la successione delle armonie e delle voci che si sovrappongono e proseguono omoritmiche per tutto il cammino della melodia, gli accordi sonori fatti dall’unione delle voci sincrone, procedono per gradi vicini (cioè da sol a la ad esempio), e l’armonia utilizza accordi fondamentali in successione, creando così un andamento ipnotico che porta al rilassamento e alla concentrazione.

La Pavana è il secondo pezzo della Suite

(ascolta)

E’ una danza lenta, malinconica, in tempo di due mezzi o quattro quarti, qui presentata sotto forma di corale. Qui l’uomo, dopo l’introduzione del concetto spirituale e il processo ipnotico iniziato con la BRANLE, è entrato nel mondo del raccoglimento spirituale. Un cammino fatto di paura, di tristezza per le "cose immortali sperate". In quella ricerca lenta, di sonorità soffuse, c’è il desiderio di recuperare sensazioni ed emozioni che sono sfuggite dalle mani, perché non si conosceva l’Immortale e tanta speranza. Il corale del secondo tempo della Suite induce l’uomo all’umiltà e all’accoramento dato dalla visione lontana di questa Bellezza e dal contrasto con l’impossibilità di raggiungerla. E’ straordinario come queste emozioni emergono grazie alle note organistiche dell’armonia e della melodia di Gervaise! Egli muove la prima frase usando nella melodia gradi congiunti o piccoli salti di terza e lo fa soltanto con "4 semplici note"! Poi continua e sempre usando lo spazio di cinque note, scende appena. E’ sconvolgente! L’uomo cerca di tenere legata a sé quella visione; poi, cerca di salire a raggiungerla (dalla battuta 17 alla 24). Qualcosa succede! L’uomo ha trovato l'Assoluto e l'Assoluto risponde (di nuovo utilizzando uno spazio di quattro note). Da questa 18° battuta, fino alla 27, l’uomo inizia un dialogo con il Superiore: l’uomo domanda e il Superiore risponde, ma in modo enigmatico: sembra dare una risoluzione, o forse, è un invito all’uomo per cercare le risposte in se stesso. Qui risiede la capacità dell’interprete di comprendere quei tre accordi sublimi. Dalla battuta 28, il corale riprende, modificato in alcuni punti e diversamente dall’inizio, si slancia in frasi accorate più acute (certamente, quel dialogo, ha modificato il suo pensiero; gli ha dato più coraggio!). Ritorna giù, forse per paura di sciogliere quella legatura che ha trovato col Superiore e torna al silenzio. Ma una luce "clair" ha l’ultima parola, anzi apre una porta nuova. Forse una speranza.
Il terzo pezzo della Suite è una Piccola marcia militare

(ascolta)

Niente di trascendentale all’apparenza; ma seguendo il cammino della Ricerca di Senso dell’uomo rinascimentale, questa marcia ha una grande importanza. In queste due pagine c’è la Luce, c’è il trionfo dell’Assoluto, di quella Bellezza che è quasi accecante. E qui l’uomo in parte scompare: semplicemente assiste, ma non partecipa. Sembra che l’uomo abbia paura: forse teme di non meritare tanta condivisione …

Il Complainte, il quarto pezzo della Suite, scritto in tempo di Siciliana, un’altra danza lenta, è il lamento dell’uomo che si sente indegno.

(ascolta)

26 battute dove egli ha paura, barcolla, piange. E’ importante analizzare questo concetto, dell’uomo che sentendosi inadeguato al Superiore, sembra mettersi a strisciare. Si accusa e si mortifica, cercando magari di purificarsi o di farsi perdonare. Mentre l’uomo vive questa penitenza, continua a piangere e termina il suo lamento con una domanda, con una nota che per il suo valore straziante, è stata sostenuta, nell’armonia, da una dissonanza (unica intromissione, tuttavia adeguata, del grande trascrittore Poulenc!).
La risposta sublime a quella domanda e a quel dolore arriva nel quinto pezzo, un’altra BRANLE, questa volta più lenta. Il Superiore interviene e consola. Invia una Nobile Schiera che scende fino all’uomo e lo accarezza, dandogli di nuovo quella pace. Trombe in lontananza annunciano con la ripetizione di un si bemolle, l’arrivo di questa Energia, che pur essendo vigorosa e luminosa non ferisce l’uomo atterrato e tanto meno lo schiaccia. La prima battuta l’annuncia, la seconda descrive la discesa dolce sull’uomo; la quinta battuta parla della sua stasi. L’inciso tematico si ripete tre volte, poi lentamente, alla battuta 15 fino alla 18, si dilegua.
Ora l’Energia è entrata nell’uomo e con esso vive. Dalla 19 alla 22° misura, l’uomo apre violentemente gli occhi; si sente potente, orgoglioso; poi, lentamente ritorna al suo stato di umiltà e qui la Musica compie un miracolo: l’uomo si inchina al Superiore. Prova artistica di questo inchino di umiltà le battute 23 e 24: due note vicine reiterate, poi una piccola discesa contigua fino alla 5° sotto. Il Superiore comprende e torna ad accarezzare e a circondare l’uomo debole. Che strano, però! Nelle ultime tre battute, ritorna un crescendo, un fortissimo di Assoluta Energia. E’ forse quella dell’uomo che ha incontrato l'Assoluto?

Questa volta però l’uomo si fa piccolo e continua la sua ricerca, fra dubbi, dolore e speranza. Lo fa con la penultima danza, la Siciliana, una danza lenta, che a differenza delle altre, è rimasta attiva fino al Novecento. 

(ascolta)

E’ troppo bello ciò che l’uomo di Gervaise ha visto e culla il dolore del suo essere piccolo nei confronti dell’Assoluto, con 12 battute simili alla Berceuse (musica nata nel periodo romantico). L’uomo è ancora disperato; alza le braccia, le estende il più possibile per poter raggiungere con la punta del dito, l’Idea. Piange dalla 17° alla 20° battuta; poi, riprende la culla, ma qualcosa di pessimistico, che sembra allontanare dalla precedente visione di Bellezza, accade. Gervaise porta il canto nelle note più basse, sempre più lontano dalla Luce. Di nuovo alla battuta 29, un piccolo guizzo di speranza e nelle ultime 5 battute precipita nel profondo soffocante. Ma di nuovo una goccia luminescente torna a lasciare la speranza.

Ed ecco l’ultima danza! Trionfale! Non sappiamo quale danza sia, ma Poulenc, nella sua trascrizione fedele pianistica, decide di chiamare l’ultima composizione Carillon.

(ascolta)

E’ un pezzo dove finalmente l’uomo, pur nella sua umiltà e senso di inferiorità, accetta con gioia la scoperta del SENSO! E la musica finisce con un commovente accordo di SOL Maggiore. Pura Luce e Gioia!
C’è una domanda musicale pressante circa l’ultimo accordo: come mai Gervaise ha finito con un accordo di DOMINANTE, cioè con una tensione? Cosa vuol dirci? La ricerca forse continua?


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