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Eremita

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Frasi scorrevoli

La Forza del Destino
Dall'infernal malore ne salvi tua bontà

L'altro ruolo di cui ho accennato all'inizio, che entra in pieno nell'atteggiamento spirituale contraddittorio di Verdi, è Preziosilla, una zingara. Non è un personaggio importante, eppure rappresenta la drammatica guerra spirituale di tanti uomini: preghiera o bestemmia!

Mi riferisco alla Canzone della Scena II del secondo atto della "Forza": "Al suon del tamburo". Questa zingara, che certamente non professa la fede cristiana, arriva tra i soldati, accompagnata da una musica marziale. E' una musica, fatta sul criterio della marcia militare, dal sapore bandistico. Un brano non ispirato, volgare, tipico della musica da taverna (la scena si svolge in una osteria). Preziosilla invita i soldati spagnoli ad andare in Italia, per aiutare a buttare fuori i tedeschi e inneggia alla guerra, dicendo "E' bella la guerra; evviva la guerra" ... . Tutta la canzone, inframezzata da canto corale, ad eccezione della seconda strofa, che è accompagnata con accordi brevi della durata di un quarto, è accompagnata con una grande orchestra quasi all'unisono con la voce. Vengono aggiunti i tamburi ed altre percussioni tutte le volte che torna la frase "E' bella la guerra; evviva la guerra". Il testo non ha alcun significato profondo e per la sua struttura inesistente, sembra essere stato creato come introduzione ad una bestemmia alquanto irridente. Preziosilla, infatti, nella terza strofa della canzone, senza alcun motivo, dice: "Il Dio furfantello dall'arco immortale, farà di cappello al bravo ufficiale". Musicalmente, la bestemmia "Il Dio furfantello" è scritta con note staccate e l'orchestra è all'unisono con la voce, sottolineando lo staccato. In musica, questa caratteristica di suonare o cantare note molto brevi indica l'atto di ridere e di beffeggiare. Quindi la zingara ride tranquilla di questo Dio e lo bestemmia pure. Ad un ascolto attento si capisce che Verdi non ama questo personaggio e vuole denigrarlo agli occhi del pubblico, utilizzando la caricatura della seria musica militare. Il Piave e il Verdi vogliono riportare gli ascoltatori ad una atmosfera nuovamente pura; devono cancellare la bestemmia. Ed ecco che avviene un miracolo.

Fuori dall'osteria passano dei pellegrini. Tutti escono da quel luogo e un personaggio minore, chiamato "Alcade" dice: "Son pellegrini che vanno al giubileo. Preghiam con loro". Tutti si inginocchiano e anche Preziosilla che sembra rapita da questa aura estatica. Questa preghiera, se pur rimasta sconosciuta, dai normali circuiti concertistici e operistici, è di una sublimità che quasi si stenta a descriverla. All'interno dell'opera, poi, restiamo commossi ad ascoltare la zingara che chiede perdono a Dio. "Su noi prostrati e supplici, stendi la man, Signore; dall'infernal malore ne salvi tua bontà". L'orchestra intera accompagna questa preghiera corale con una struttura, definita, appunto, "Corale". Tutte le voci si muovono in omoritmia, ma ciascuna esprime una sua linea melodica, secondo le caratteristiche vocali e caratteriali. Nelle 5 battute che sostengono la frase "Dall'infernal malore ...", Verdi utilizza una progressione, tipica dell'epoca barocca e sulla parola "Salvi", usa una ritmica stretta (Croma puntata con sedicesimo), che conferisce al passaggio musicale il senso di colui che piange e si sente indegno di chiedere la salvezza, ma ne ha bisogno. A ulteriore conferma di questo stato d'animo, sono le note vicine di quel passaggio (FA-MI-FA ecc.), che indicano stato di prostrazione e di dolore intimo. (L'utilizzo di questa formula musicale deriva dal periodo barocco,  in particolare dalla Teoria degli Affetti e dall'approfondimento che Bach ha fatto su questa "Teoria"). Una caratteristica dell'opera è la reiterazione delle frasi del testo. Nella frase di cui abbiamo ora analizzato la struttura musicale, l'inciso testuale "ne salvi tua bontà" è ripetuto 7 volte. Ogni volta, però, Verdi cambia la musica. E' interessante vedere come Preziosilla canta le ultime due reiterazioni: lo fa con note vicine (addirittura semitoni, di cui il secondo di essi è accentato) e con un salto di terza, cioè un passaggio corto. Così Verdi mostra che Preziosilla sta singhiozzando e ha trovato la sua "bassezza", dalla quale, chissà, può ripartire per trovare la sua umanità ... .

La preghiera non è ancora finita; i pellegrini invocano la pietà di Dio con le parole "Padre Eterno, pietà". L'accompagnamento si ferma e questa frase viene cantata in omoritmia e all'unisono (come nel canto gregoriano). Poi, tutti i solisti riprendo a pregare "Su noi, prostrati e supplici, stendi la man, su noi". Questa volta riprendono l'invocazione dei pellegrini e cantano, in un crescendo armonico e orchestrale le parole "Pietà Signor, mio Signor, mio Signor, pietà". Questa nuova sezione è fatta dagli strumenti ad arco e dalle arpe, che utilizzano di nuovo l'arpeggio. E la preghiera diventa sublime e chi ascolta, avverte l'alzarsi della preghiera verso Dio, viene avvolto nella Luce che emana dalla preghiera stessa. La ricerca dell'Assoluto in Preziosilla, si esprime con toni vicini; con piccoli spostamenti in zona più acuta e timidi ritorni (segno della propria umiltà) e con una graduale ricerca verso la parte centrale della voce, sempre ad opera dei toni vicini (quelli cioè che formano la scala). Ma Preziosilla non riesce alzarsi oltre un MI medio, perché la sua indegnità la costringe a terra.


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