Il male di vivere

Dal primo all’ultimo verso, "senso di schiacciamento, di soffocamento, di noia, che sembra ridurre ogni spazio vitale; mancanza assoluta di luce; la prigione, immagine centrale e fondamentale, metafora della vita, immagine che, se pure estesa alla terra intera, è immagine non  meno costrittiva, ripugnante, buia. La  prigione dell’esistenza, troppo ristretta, ammuffita, è una segreta senza scampo; fuori, gli strepiti, i lamenti, gli urli persino delle campane, i gemiti, il pianto dello spirito prigioniero preda della noia; l’uomo annaspa, erra, sbanda di contro al crudele attacco e trionfo dell’Angoscia, atroce e dispotica" (M.Colesanti): questi, per Baudelaire, sono i lineamenti identificativi, opprimenti e terribili, del male di vivere. Estraneo a un mondo che lo rifiuta, conscio della propria incapacità di trasformarlo (come vorrebbe) il poeta descrive impotente il tramonto di ogni Senso ("la Speranza vinta piange"). Solo l’Angoscia atroce e dispotica domina l’esistenza.

 

Spleen (1821 - 1867)

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
sullo spirito che geme in preda a  lunga noia
e abbracciando  tutto il cerchio dell’orizzonte
ci versa una luce nera più triste delle notti;

quando la terra è mutata in un’umida segreta
dove la Speranza, come un pipistrello,
svolazza battendo i muri con ala timorosa
e picchiando la testa contro soffitti marci;

quando la pioggia stendendo le sue immense strisce
imita le sbarre d’una vasta prigione,
e un popolo muto di infami ragni
viene a tendere le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

campane all’improvviso balzano su con furia
e lanciano verso il cielo un terribile frastuono di urla,
come spiriti erranti e senza patria
che si mettono a gemere ostinatamente

e lunghi carri funebri, senza tamburi né musica,
sfilano lenti nell’anima mia; la Speranza
vinta, piange, e l’Angoscia atroce, dispotica,
sul mio cranio chino infilza il suo vessillo nero.

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